Il mio primo romanzo

Agosto 17, 2008 - Leave a Response

Il prossimo 12 Settembre 2008 uscirà il mio primo romanzo, «tsunami», ed ho deciso di attendere e festeggiare questo evento con un blog omonimo. Non sarà pubblicato da una etichetta editoriale convenzionale, ma lo pubblicherò attraverso il portale web www.lulu.com che offre a giovani autori come me la possibilità di emergere dall’anonimato autopromuovendo il proprio lavoro, creando una vetrina virtuale in cui esporre le proprie opere e sponsorizzarsi attraverso strumenti quali i blog, myspace e il social networking e, se tutto dovesse andare bene, anche attraverso il passaparola dei lettori.

Ho deciso di optare per una autopromozione dopo il disinteresse delle major editoriali, ma anche piccole case editrici che, a dispetto di quanto asseriscono quotidianamente, della loro completa apertura verso giovani autori sconosciuti, non fanno altro che pubblicare i soliti noti. Nelle librerie, ad esempio, i libri in primo piano, che meritano lo scaffale migliore a vista, o con una migliore esposizione sono sempre gli stessi: Grisham, King, Fallaci, Brown, Pilcher ecc.

Di recente poi si è diffuso esponenzialmente il fenomeno “VIP-in-libreria”, ovvero tutta una carrellata di persone che non appartengono propriamente al mondo della letteratura, ma che provengono piuttosto dal mondo dello spettacolo, del cinema, dello sport e quant’altro che si riciclano nell’inedita veste di romanzieri e biografi. Non importa che la loro vita sia edificante o meno o che il loro romanzo non valga la pena nemmeno d’esser letto, purché sia un nome di richiamo che garantisca all’editore di turno un rischio minore ed un discreto margine di vendita. E così sempre più presentatrici, vallette scomparse da tempo dal video, attrici di poco conto, calciatori ecc. scrivono libri che finiscono sullo scaffale più alto in libreria e tra le recensioni più prestigiose di magazine e quotidiani. Che importa se hanno preso il posto che poteva appartenere ad un giovane sconosciuto? L’importante è riciclare o rilanciare una carriera che vacilla e per l’editore invece è vendere.

Promettono spesso dettagli piccanti della loro vita, retroscena inediti e scandali, ma in realtà invece i loro libri non sono né interessanti, né tanto meno scandalosi, solo un pretesto per occupare un posto nello scaffale e fare un giro promozionale nelle migliori librerie del paese. Sono davvero poche le voci che escono fuori dal coro, quelle che, pur non appartenendo al mondo della letteratura, scrivono perché lo sanno fare con passione ed appassionano, mentre per tutti gli altri il fine ultimo è soltanto il denaro, nient’altro.

Comincerò così da adesso a pubblicare una sorta di diario on-line, focalizzando la vostra attenzione sulla mia odissea editoriale e le difficoltà di trovare un editore disposto a pubblicare il mio scritto. Naturalmente non voglio svelarne subito la trama e la copertina, ma vorrei anzi stuzzicare la vostra attenzione magari lanciando un concorso per la migliore copertina del mio romanzo, chissà.

Nel frattempo sono già giunto alla conclusione di questo mio primo intervento, domani toccherà invece alla mia Odissea Editoriale e alle fatiche per raggiungere la mia Itaca-editoriale.

Per ulteriori informazioni visitate il sito dedicato: http://tsunaminovel.wordpress.com

Aprile 18, 2008 - Leave a Response

La speranza è il sogno di chi è sveglio

Aristotele

verde speranza… e i sogni irrealizzati

Aprile 18, 2008 - Leave a Response

Ci sono diversi motti, detti, proverbi che riguardano la speranza, alcuni estremamente positivi, come il classico «la speranza è ultima a morire», altri invece un po’ meno: «Chi di speranza vive, disperato muore», poi ci sono anche colori associati a questo stato d’animo speranzoso, come il verde, e così ho scelto il primo template che mi ispirava positivià, speranza appunto. Di speranze io ne ho tante, nonostante, crescendo, ne abbia perse molte per strada. Da ragazzini si hanno tante speranze, molte, forse troppe: si immagina che un giorno si conquisti la terra del nostro sogno semplicemente perché l’abbiamo voluto. Poi da adulti molti di quei sogni sembrano solo tante sciocchezze, bizzarrie di ragazzini troppo fantasiosi, mentre alcune ingenuamente restano malgrado tutto. Il mio sogno è quello di scrivere. Una volta immaginavo che da grande sarei diventato come Stephen King. Non avevo mai letto neanche una sola riga dei suoi libri, l’horro decisamente non era il mio genere, eppure avevo scelto King come modello solo per il fatto che fosse uno scrittore di successo, uno dei narratori contemporanei osannati da pubblico e critica, capace di sfornare best-seller come una naturale catena di montaggio. Mi piaceva immaginare che i miei libri fossero stati grossi come piccole bibbie e, soprattutto, in cima alle classifiche di tutto il mondo. Crescendo naturalmente ho dovuto “ridimensionare” il mio sogno, il contatto con la realtà ha tolto molto del fascino della professione e del mio immaginario e così mi sarebbe bastato scalare le classifiche italiane. Tuttavia ho dovuto “ridimensionare” ancora il mio sogno, e dopo aver visto quanto sia difficile trovare un editore che crede in te, sognavo, e forse sogno, di trovare solo un editore disposto a farlo, qualcuno che apprezzasse il mio manoscritto e fosse disposto a pubblicarlo. Non mi importava di scalare le classifiche, mi sarebbe bastato essere presente sugli scaffali. Ma trovare un editore è sempre più difficile: alcuni sono troppo “snob”, non si ribassano nemmeno a darti l’indirizzo per inviare loro del materiale in visione: «Ci spiace, ma la casa editrice al momento è al completo» dicono tutti all’unisono freddi e scostanti, come medici che annunciano ad un paziente la morte senza batter ciglio. Altri invece ti forniscono un indirizzo e ti indicano le modalità con la premessa terribile: «i tempi di attesa sono molto lunghi: otto nove mesi» (nella migliore della ipotesi, per alcuni anche dodici), tutti invece hanno un accordo comune: «risponderemo SOLO in caso di esito positivo», altrimenti detto: potresti aspettare una risposta che non arriverà mai. Eppure la legge, quella editoriale, non è uguale per tutti: molti personaggi “famosi”, aggirano queste “file virtuali”, questi tempi di attesa lunghissimi, solo grazie al loro nome. Dopotutto per un editore dev’essere un rischio minore pubblicare un nome noto, con la garanzia di un margine minimo di vendita ed una sponsorizzazione “gratuita” grazie alle ospitate in TV del vip di turno che vuole riciclarsi in veste di scrittore. Strano che tutti abbiano una fertile vena creativa letteraria e per di più valida, “pubblicabile” come dicono gli editori stessi. Sono molti infatti gli “insoliti” noti che vanno a finire in libreria: alcuni con una certa onestà intellettuale si fanno aiutare dai giornalisti, così come ha fatto Patty Pravo per l’autobiografia «Bla Bla Bla», ma molti invece asseriscono di averli scritti da soli, con una certa aria di onniscienza. Sono sempre di più infatti i vip che affollano le librerie italiane e non: dai personaggi dello sport a quelli propriamente dello spettacolo, da nomi balzati alla cronaca per le vicissitudini giudiziarie a personaggi finiti nel cono d’ombra del dimenticatoio mediatico. Insomma per noi aspiranti scrittori, nomi emergenti che vogliono farsi largo nel mondo della parola scritta, trovare uno spazio all’interno delle case editrici è sempre più difficile. Spesso si rischia che il proprio manoscritto sarà cestinato direttamente senza esser mai letto e valutato, e così tanti potenziali Stephen King, Dan Brown, Susanna Tamaro, Oriana Fallaci ecc. ecc. ecc. non avranno mai la possibilità di realizzare il proprio sogno, né vedere la propria opera pubblicata su carta, tenendola rinchiusa in quel cassetto, che alla lunga straborda di sogni che purtroppo non troveranno realizzazione.