Ci sono diversi motti, detti, proverbi che riguardano la speranza, alcuni estremamente positivi, come il classico «la speranza è ultima a morire», altri invece un po’ meno: «Chi di speranza vive, disperato muore», poi ci sono anche colori associati a questo stato d’animo speranzoso, come il verde, e così ho scelto il primo template che mi ispirava positivià, speranza appunto. Di speranze io ne ho tante, nonostante, crescendo, ne abbia perse molte per strada. Da ragazzini si hanno tante speranze, molte, forse troppe: si immagina che un giorno si conquisti la terra del nostro sogno semplicemente perché l’abbiamo voluto. Poi da adulti molti di quei sogni sembrano solo tante sciocchezze, bizzarrie di ragazzini troppo fantasiosi, mentre alcune ingenuamente restano malgrado tutto. Il mio sogno è quello di scrivere. Una volta immaginavo che da grande sarei diventato come Stephen King. Non avevo mai letto neanche una sola riga dei suoi libri, l’horro decisamente non era il mio genere, eppure avevo scelto King come modello solo per il fatto che fosse uno scrittore di successo, uno dei narratori contemporanei osannati da pubblico e critica, capace di sfornare best-seller come una naturale catena di montaggio. Mi piaceva immaginare che i miei libri fossero stati grossi come piccole bibbie e, soprattutto, in cima alle classifiche di tutto il mondo. Crescendo naturalmente ho dovuto “ridimensionare” il mio sogno, il contatto con la realtà ha tolto molto del fascino della professione e del mio immaginario e così mi sarebbe bastato scalare le classifiche italiane. Tuttavia ho dovuto “ridimensionare” ancora il mio sogno, e dopo aver visto quanto sia difficile trovare un editore che crede in te, sognavo, e forse sogno, di trovare solo un editore disposto a farlo, qualcuno che apprezzasse il mio manoscritto e fosse disposto a pubblicarlo. Non mi importava di scalare le classifiche, mi sarebbe bastato essere presente sugli scaffali. Ma trovare un editore è sempre più difficile: alcuni sono troppo “snob”, non si ribassano nemmeno a darti l’indirizzo per inviare loro del materiale in visione: «Ci spiace, ma la casa editrice al momento è al completo» dicono tutti all’unisono freddi e scostanti, come medici che annunciano ad un paziente la morte senza batter ciglio. Altri invece ti forniscono un indirizzo e ti indicano le modalità con la premessa terribile: «i tempi di attesa sono molto lunghi: otto nove mesi» (nella migliore della ipotesi, per alcuni anche dodici), tutti invece hanno un accordo comune: «risponderemo SOLO in caso di esito positivo», altrimenti detto: potresti aspettare una risposta che non arriverà mai. Eppure la legge, quella editoriale, non è uguale per tutti: molti personaggi “famosi”, aggirano queste “file virtuali”, questi tempi di attesa lunghissimi, solo grazie al loro nome. Dopotutto per un editore dev’essere un rischio minore pubblicare un nome noto, con la garanzia di un margine minimo di vendita ed una sponsorizzazione “gratuita” grazie alle ospitate in TV del vip di turno che vuole riciclarsi in veste di scrittore. Strano che tutti abbiano una fertile vena creativa letteraria e per di più valida, “pubblicabile” come dicono gli editori stessi. Sono molti infatti gli “insoliti” noti che vanno a finire in libreria: alcuni con una certa onestà intellettuale si fanno aiutare dai giornalisti, così come ha fatto Patty Pravo per l’autobiografia «Bla Bla Bla», ma molti invece asseriscono di averli scritti da soli, con una certa aria di onniscienza. Sono sempre di più infatti i vip che affollano le librerie italiane e non: dai personaggi dello sport a quelli propriamente dello spettacolo, da nomi balzati alla cronaca per le vicissitudini giudiziarie a personaggi finiti nel cono d’ombra del dimenticatoio mediatico. Insomma per noi aspiranti scrittori, nomi emergenti che vogliono farsi largo nel mondo della parola scritta, trovare uno spazio all’interno delle case editrici è sempre più difficile. Spesso si rischia che il proprio manoscritto sarà cestinato direttamente senza esser mai letto e valutato, e così tanti potenziali Stephen King, Dan Brown, Susanna Tamaro, Oriana Fallaci ecc. ecc. ecc. non avranno mai la possibilità di realizzare il proprio sogno, né vedere la propria opera pubblicata su carta, tenendola rinchiusa in quel cassetto, che alla lunga straborda di sogni che purtroppo non troveranno realizzazione.